Di Sait Vo Lusern



05/05/2017
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RETTE DIE FAHNE

Il seguente episodio si riferisce all’attacco e alla conquista, da parte delle truppe italiane nella zona di Millegrobbe alla fine di ottobre 1915. Il racconto è stato raccolto dalla viva voce della figlia Ida, nata a Schònfeld (Boemia) il 17 novembre 1915.

Era già arrivato l’autunno. I larici sul costone del Hoachech e più lontano verso le cime dello Spitz e Mandriolo rosseggiavano al tramonto. L’inizio della guerra di fine maggio, quei combattimenti furiosi da trincea a trincea, tra reticolato e reticolato, quel sangue che sprizzava dai corpi colpiti, straziati dalle schrapnel che falciavano inesorabili dossi e avvallamenti di quei pascoli, era un ricordo lontano.
Leopoldo detto “Barbamoro” non poteva dimenticare la sua famiglia partita di tutta fretta verso l’interno, verso il cuore dell’Impero Austroungarico il 25 maggio 1915. Maria (Sborz) la moglie se ne era andata così col pancione e per mano Caterina di 7 anni, Maria di 11 e Giuseppe di 15.
Lui, capomastro nei cantieri di strade, trincee, fortilizi, non aveva potuto seguire la sua famiglia. Era da parecchi anni che esperto muratore, carpentiere, uomo tuttofare lavorava sull’Altopiano e tutto quel freneticare di costruzioni era diventato una manna per le misere possibilità economiche di quelle terre.
Era già arrivato l’autunno e a parte un breve scritto arrivato durante l’estate dalla Boemia in cui la moglie diceva di star bene lei, come pure i figli, in cui raccontava gli stenti e le sofferenze di quelle baraccopoli, più nulla!
Accovacciato, il mento sul pugno chiuso, lo sguardo perso nel crepuscolare orizzonte del monte Cornetto là in un angolo, in uno di quei blockhaus appena terminati che collegavano il forte Lusérn con Hoachech, …sognava, s’immaginava, pregava… . A quando la nascita del quinto figlio? Sarebbe stato maschio o femmina? Tutti quegli stenti sopportati dalla moglie, avrebbero portato comunque a un figlio sano? Così si arrovellava… .
Nell’ombra della sera all’improvviso un sibilo, un fragore, un tremore di tutta la terra, schegge, detriti, ciottoli …una nuvola nera, un odore acre. 
Dopo il primo altri rombi si susseguivano a ritmo incalzante. Dai forti italiani una gragnola di granate pioveva ininterrotta. Bagliori di mortai per risposta, altri tuoni, grida, ordini, imprecazioni, squarci di luci improvvise dei riflettori che spazzavano dossi ed avvallamenti, reticolati in cerca di un possibile nemico. Dopo una mezz’ora interminabile all’improvviso un silenzio lugubre, vuoto, palpitante di ansia e di attesa. Un grido: “Avanti, all’attacco…, viva l’Italia!” Dal costone che dalla Val Morta porta sul crinale che corre da Costalta a forte Campo, un brulichio d’ombre che correvano a zigzag, sparando in mezzo ai reticolati.
Avanti, avanti!” Gli ufficiali italiani incitavano la truppa all’assalto delle trincee. Gli Austro-ungarici presi di sorpresa cercavano di organizzarsi, di raggrupparsi per la difesa, si sparava dalle casematte, dalle trincee: “Wir haben die Italiener auf dem Halse!” Un gruppetto di soldati, un ufficiale e un portabandiera si buttano al corpo a corpo, …il portabandiera cade troncato da una raffica. La bandiera dell’Imperatore rotola lungo il pendio: “Rette die Fahne!” urla l’ufficiale, “Rette die Fahne!”, “Nein, rette den A…” grida il Barbamoro, “Strazzan soindara no!”. Con un balzo si butta sull’officiale e il suo luogotenente ributtandoli rovinosamente nella trincea.
Un sibilo, un boato, terra, zolle, sassi…, tutti e tre vengono ricoperti da un ammasso di detriti. 
Era l’alba quando il Barbamoro e gli altri due austro-ungarici si ripresero e scrollandosi di dosso quella massa di terriccio che li aveva ricoperti, si guardarono intorno. Tutto era silenzio! La bandiera in fondo al pendio non c’era più; al suo posto un ampio cratere. L’ufficiale dimenticando le parolacce premiò l’uomo che gli aveva salvato la vita, strappandosi dalla divisa un’onorificenza: “Danke Barbamoro, es ist wahr, es gibt noch viele neue Stoffe!”. 

Ugo Pedrazza


Trentino, Di Sait vo Lusérn, venerdì 05 maggio 2017
RETTE DIE FAHNE